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Napoli, 1967

La Galleria Frittelli Rizzo presenta Torre Branca e altri luoghi comuni, la seconda mostra della galleria è dedicata a tre progetti di Francesco Jodice (Napoli, 1967) realizzati in occasione di importanti committenze istituzionali: Margini (2017), Falansterio (2020) e Torre Branca (2023). L’esposizione offre una lettura congiunta di opere che, pur nate in contesti differenti, sono qui raggruppate in relazione alla loro capacità di ragionare sul potere totemico che le architetture hanno di evocare grandi mutamenti culturali in seno alle comunità.
Assieme alle opere di Francesco Jodice la mostra presenterà dei documenti che riguardano lo studio e la preparazione dei lavori per la Torre Branca che sono stati prestati dagli archivi della Fondazione Dalmine di Bergamo assieme al modello in scala della Torre Branca oggi conservato in una collezione privata milanese.
Margini (2017) è un film realizzato da Francesco Jodice nel 2017 in occasione di Da io a noi. La città senza confini, la prima mostra d’arte contemporanea allestita presso il Quirinale. Il film apre con le parole dello scrittore Carlo Cassola, “Amo la periferia più della città. Amo tutte le cose che stanno ai margini” dalle quali deriva il titolo. L’opera è realizzata con spezzoni di circa una sessantina di film ambientati nelle periferie delle metropoli italiane tra gli anni cinquanta e i giorni nostri. Il film è costruito con l’utilizzo di uno “split screen” che mette a confronto e in dialogo luoghi in trasformazione e personaggi del cinema italiano, producendo un dialogo immaginario e infinito tra luoghi e personaggi di epoche e geografie distanti. Il risultato è un caleidoscopio di voci e paesaggi sociali che rimettono in scena la genesi e l’evoluzione delle periferie del nostro paese raccontandone sogni, virtù, fallimenti e precarietà.
Falansterio (2020), progetto realizzato per Italia in-attesa presso Palazzo Barberini. La serie, costituita da sei “cartoline fotografiche” realizzate mediante immagini satellitari e accompagnate da brevi testi narrativi, propone una ricognizione distanziata ma rigorosa su alcune architetture emblematiche dell’edilizia pubblica italiana. Dal Colosseo alle strutture megalitiche del Novecento — fra cui il Corviale di Roma, il Gallaratese di Milano, le Vele di Scampia, lo ZEN di Palermo e il Quadrilatero di Trieste — Jodice mette in dialogo archeologie antiche e moderne, osservando tali complessi come testimonianze materiali di una stagione urbanistica fondata su forti aspettative di rinnovamento sociale. L’artista mostra come, decadute alcune istanze, le grandi fabbriche restino e resistano come monoliti di un’idea di società incompiuta.
Il progetto Torre Branca (2023), sviluppato per la mostra Architetture Inabitabili alla Centrale Montemartini di Roma, propone una rilettura storico-culturale della torre progettata da Giò Ponti nel Parco Sempione. Jodice ricostruisce le vicende che ne hanno definito l’immaginario collettivo — dalla propaganda del Ventennio alla pubblicità, fino alle sue apparizioni nel cinema italiano — evidenziando come la Torre, oggi parzialmente privata della sua centralità urbana originaria, continui a rappresentare un riferimento identitario per la città di Milano.
Accanto all’indagine archivistica, l’artista presenta una serie di variazioni speculative generate mediante intelligenza artificiale, che reinterpretano la Torre come struttura modulare e ricomponibile, proiettandola in una dimensione futura. Il progetto si completa con un’opera fotografica notturna realizzata nel Parco Sempione, che restituisce alla Torre un’aura monumentale e una rinnovata centralità simbolica nel paesaggio urbano.
Riunendo Margini, Falansterio e Torre Branca, la mostra delinea un quadro coerente delle ricerche di Francesco Jodice sullo spazio urbano italiano e sui suoi dispositivi simbolici. Le opere — filmiche, fotografiche e documentarie — vengono qui presentate come strumenti di analisi delle forme collettive dell’abitare e come occasioni per riflettere sulle politiche, le narrazioni e le eredità culturali che tali forme continuano a generare.
Un sentito ringraziamento a Giampaolo Abbondio, Fondazione Dalmine, Alessandro Enginoli, Enrico Fornello, Simone e Tullio Leggeri, Magda e Rocco Mangia.
Francesco Jodice (Napoli, 1967) vive attualmente a Milano. La sua pratica artistica esplora il paesaggio sociale in evoluzione del nostro tempo, con un particolare focus sui fenomeni antropologici urbani e sulla creazione di nuovi processi partecipativi. Il suo lavoro si propone di stabilire un terreno comune tra arte e geopolitica, presentando la pratica artistica come una forma di poesia civile.
Insegna nel programma biennale in Arti Visive e Studi Curatoriali e nel MA in Fotografia e Design Visivo presso la NABA – Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. È stato uno dei fondatori dei collettivi Multiplicity e Zapruder. Le sue opere fanno parte di numerose collezioni pubbliche italiane e internazionali. Negli anni, Jodice ha esposto in importanti istituzioni internazionali, tra cui la Tate Modern di Londra (2007), il Museo Nacional del Prado di Madrid (con una mostra personale nel 2011 e una collettiva nel 2018), il Fotomuseum Winterthur in Svizzera (2017) e il Museu Nacional dos Coches di Lisbona (2020). In Italia, Jodice ha esposto anche in luoghi altrettanto importanti, tra cui il Museo d'Arte Contemporanea Castello di Rivoli di Torino (2015), il MAMbo di Bologna (2010), CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino (2016) e il Museion di Bolzano (2009, 2011). L'artista ha inoltre partecipato a tre edizioni della Biennale di Architettura di Venezia (2003, 2006, 2010), consolidando la sua presenza multidisciplinare sulla scena artistica. I suoi principali progetti includono What We Want, un atlante fotografico che esplora il paesaggio come proiezione dei desideri delle persone; The Secret Traces, un archivio urbano sperimentale sulle ombre; e Citytellers, una trilogia cinematografica sulle nuove forme di urbanizzazione. I suoi lavori più recenti—Atlante, American Recordings, West e Rivoluzioni—esplorano il futuro del mondo occidentale. Nel 2022, con il supporto del Consiglio Italiano, conclude il progetto West, una ricerca decennale sull'immaginario che la storia americana ha generato e diffuso nel mondo e le ragioni del crollo di questo impero attraverso l'investigazione della sua simbologia. Nel 2023, ha partecipato alla mostra Altrove/Elsewhere, curata da Bartomeu Marì alla Galleria Michela Rizzo, e alla mostra personale West presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e la Galerie Chateau d’Eau di Tolosa (Francia). Questo ultimo progetto - West - dopo Tolosa e Napoli, sarà esposto anche a Washington e San Francisco. Francesco Jodice è uno dei vincitori della quarta edizione del bando pubblico Strategia Fotografia 2024, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura con il progetto What We Want. Questo bando prevede il finanziamento per l’acquisizione di opere fotografiche contemporanee da aggiungere alle collezioni pubbliche italiane, con il Museo MADRE di Napoli che riceverà specificamente l’opera. Nel 2025 Jodice ha partecipato alla 18ª Quadriennale d’arte di Roma, Fantastica, al Palazzo delle Esposizioni presentando il film Rivoluzioni come uno dei 54 protagonisti selezionati dalla curatrice Emanuela Mazzonis di Pralafera; alla mostra fotografica WEST all’Istituto Italiano di Cultura di San Francisco presso INNOVIT con 18 opere esposte per la prima volta negli Stati Uniti. Infine ha presentato il 16 ottobre al MAXXI di Roma il documentario Oltre il confine con le immagini di Mimmo e Francesco Jodice, scritto e diretto da Matteo Parisini, che racconta il dialogo tra le due visioni fotografiche dei Jodice tra universo familiare, sperimentazione e cultura urbana.
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